Monthly Archives: May 2016

SCIATTA È BELLO

IL SUCCO DI MELA

io ci tengo ad essere a posto per me stessa”.

L’ho sentito mille volte. E so che è vero per molte.

Ci sono quelle donne sempre a posto anche per andare dal giornalaio e non perché gli piace il giornalaio. (Assurdo)
Che sono perfettamente depilate tutto l’anno, anche se sono single. O sposate. (Follia)
Che si mettono lo smalto anche quando vanno nella baita affanculo per una settimana a raschiare muschi e licheni. (Si raschiano i muschi e i licheni?)
Che vanno al mercato con il vestitino carino e non solo perché magari incontrano George Clooney che non sa scegliere il cavolfiore giusto. (Daunobravo)

Brave.

IO NO

A me basta sapere che, se voglio, posso essere carina (e questo aiuta, certamente) per farmi stare serena. Ma di più. Serenissima. Insomma, vivo in potenza e (quasi) mai in atto, ma con grande pace…

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Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice

Le Donne Visibili

Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.  "Le ali degli angeli raffreddano i poeti" (A.Merini)  Dipinto di Elisabetta Trevisan. Una madre scrive alla figlia per confessarle le bugie che una madre lavoratrice è costretta a dire.
“Le ali degli angeli raffreddano i poeti” (A.Merini) Dipinto di Elisabetta Trevisan.

Siamo onorate di pubblicare una lettera che ci ha inviato una lettrice che si firma “una mamma”. Non aggiungiamo commenti a questo testo che ci ha veramente colpite per la sua chiarezza e onesta, aspettiamo con ansia le vostre opinioni. 

Si discute tanto di bonus bebè e allora vorrei scrivere una lettera ai miei figli in modo che quando saranno grandi capiranno tante cose che oggi non ho il coraggio di dirgli.

Non ho detto a mia figlia che mi hanno licenziata quando lei aveva appena un anno. Non le ho detto che durante la maternità mi avevano sostituita con un altro, uomo guarda caso, a cui ho dovuto insegnare il lavoro e che poi si è tranquillamente sostituto a me. Per fortuna subito dopo…

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Come susine acerbe & Canditi amari

Collettivo Antigone

Come susine acerbe

Come mi chiamo dici? Non so, non ricordo più. Che domande mi fai, certo che tra studiare e giocare io preferivo giocare, mi piaceva giocare e ridere era bello. Giocavo a fare la mamma alla mia bambola, giocavo a fare la sposa con le lenzuola del letto. Poi, un giorno, mi hanno vestita a festa. Mi hanno messa accanto ad un signore che non conoscevo. E io non capivo. La mamma ha usato tante volte la parola dovere: devi fare quello che ti dice, devi obbedire. Mi hanno tolto la bambola. E io ho pianto. Mi hanno detto che se facevo la brava, presto avrei avuto una bambola più bella, anzi: tante bambole più belle, che avrebbero pianto veramente e potevo dargli da mangiare, proprio le bambole che avevo sempre desiderato! Quando la festa è finita, quel signore ha detto che ero sua moglie e che ora…

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Miti sullo stupro, sessualizzazione delle bambine e Corrado Augias

il ricciocorno schiattoso

Uno dei miti sullo stupro più radicato nella nostra cultura è sicuramente quello che racconta che solo un certo tipo di persone rischia di subire uno stupro, quelle donne che in qualche modo “se la vanno a cercare”: perché provocano, perché vestono in un certo modo, perché sono belle e/o perché sono “facili”.

Per definire quell’insieme di false credenze che incoraggiano e giustificano l’aggressività sessuale maschile, creando un clima sfavorevole alle vittime, si usa l’espressione “cultura dello stupro“.

Nella cultura dello stupro rientrano anche fenomeni come l’ipersessualizzazione e l’oggettificazione del corpo femminile operata dai media: in una società che ci mostra prevalentemente immagini di corpi femminili impegnati a sedurre, le donne imparano sin da piccole a pensare a se stesse come ad oggetti sessuali, il cui valore è dato dalla capacità di essere attraenti.

Da tempo si denuncia il preoccupante fenomeno della sessualizzazione di…

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